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Immagine satellitare del delta del Gange-Brahmaputra |
Il
Bengala è una regione storico-geografica che corrisponde attualmente al
Bangladesh ed allo stato indiano del Bengala Occidentale.
Geograficamente
il territorio è in gran parte occupato da quello che viene considerato il più
vasto delta fluviale al mondo, frutto dell’incontro del Gange e del
Brahmaputra.
L’abbondanza
d’acqua, unita alle annuali piogge monsoniche, causa spesso devastanti inondazioni,
basti pensare che durante un monsone di media portata circa il 50-60% del
territorio del Bangladesh viene sommerso.
A
questo bisogna aggiungere i più rari, ma ancor più temibili, cicloni, che
risalgono l’Oceano Indiano toccando terra con effetti catastrofici; uno dei più
gravi disastri naturali nella storia dell’uomo avvenne nel 1970 con il ciclone
Bhola che causò la morte di centinaia di migliaia di persone, con stime che
variano dai 250 mila al mezzo milione.
Uno
dei motivi delle numerose vittime degli allagamenti del Bengala è dovuto ad un
altro record di questa regione, cioè l’altissima densità, che raggiunge i circa
900 abitanti per chilometro quadrato; per fare un paragone, in Italia, la cui
densità abitativa è considerata medio-alta, si ferma attorno ai 200.
Questo
è dovuto al fatto che nonostante le condizioni climatiche siano alquanto
difficili, anche il caldo e l’umidità possono raggiungere livelli umanamente
quasi insopportabili, i terreni coltivabili sono particolarmente fertili e
produttivi, creando una situazione semi-paradossale, ma non rara nel
subcontinente indiano, visto che le stesse dinamiche si presentano anche nella
regione del Terai, la parte settentrionale della pianure gangetica al confine
tra India e Nepal (per ulteriori dettagli rimandiamo ad un post sui bacini
idrici nepalesi http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2017/06/i-fiumi-del-nepal-ii-parte.html).
Nonostante
questa forte antropizzazione, il territorio del Bengala ospita ancora vaste
aree incontaminate, in particolare l’ampia zona costiera, detta Sunderbans, che
ospita la più grande foresta di mangrovie al mondo, nota per l’elevato numero
di tigri panthera tigris tigris,
chiamata non a caso, in quasi tutte le lingue, tigre del bengala.
Supportando
una sana popolazione di maxi-predatori, i Sunderbans ospitano quindi anche un
gran numero di ungulati, preda preferita delle tigri, ma sono molto abbondanti
anche i rettili e gli uccelli; il mare antistante è popolato invece da numerose
specie di cetacei, come la balenottera di Eden, la pseduorca, la neofocena e
varie specie di delfini.
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Dettagli delle decorazioni in terracotta di un tempio di Murshidabad in India |
Storicamente
la regione del Bengala è stata a lungo governata da piccoli regni indù e
buddisti, fino alla conquista da parte dei mussulmani nel 1203.
Trovandosi
però ai margini dei territori del Sultanato di Delhi, che governava su gran
parte del nord dell’India, il Bengala riuscì ben presto a guadagnare
l’indipendenza con la formazione del Sultanato del Bengala che regnerà su
questa regione dal 1342 al 1576 (esclusi i 17 anni, tra 1538 ed il 1555,
durante i quali il nord dell’India venne conquistato dall’afghano Sher Shah
Suri).
Nel
1576 l’ultimo sultano venne sconfitto dall’esercito dell’Imperatore Akbar ed il
Bengala divenne una delle province dell’Impero Moghul, pur mantenendo una certa
autonomia.
Con
il declino della dinastia Moghul, iniziato con la morte dell’ultimo grande
imperatore Aurangzeb nel 1707, il Bengala attirò le attenzioni delle potenze
coloniali europee, che culminarono con la Battaglia di Plassey (160 km a nord di
Kolkata) nel 1757 tra i britannici ed una coalizione tra il Nababbo del Bengala
ed i francesi, che vide la definitiva vittoria degli inglesi.
Per i
successivi due secoli la regione diventerà uno dei fiori all’occhiello del
vastissimo Impero Britannico, con la città di Calcutta che durante il XIX verrà
considerata una delle più ricche e prospere al mondo.
Anche
culturalmente l’nfluenza inglese fu tutto sommato positiva, ampliando
ulteriormente le vedute della già progressista intellighenzia bengalese.
La
quale successivamente diventerà uno degli acerrimi nemici dell’occupazione del
subcontinente da parte dei britannici ed il movimento indipendentista indiano vedrà
nel Bengala una delle sue più agguerrite roccaforti.
Purtroppo
la meritata indipendenza venne seguita dalla poco lungimirante divisione dell’India
su base religiosa, con la formazione del Pakistan diviso in Occidentale (l’attuale
Pakistan) ed Orientale (oggigiorno Bangladesh).
Seppur
gli episodi di violenza non abbiano raggiunto i tristemente noti livelli del
confine occidentale, anche in Bengala questo creò una catastrofica crisi
umanitaria, seguita da circa un ventennio di contrasti ed incertezza politica.
Nel 1971
infine, la Guerra di Liberazione del Bangladesh portò all’indipendenza dal
Pakistan Occidentale ed alla formazione dell’attuale Bangladesh.
Dal
punto di vista artistico-culturale, la regione del Bengala, grazie al ricco
passato, si distingue abbastanza facilmente dal resto del nord dell’India.
La
lingua più diffusa e componente fondamentale dell’unità culturale bengalese è
il bengali, parlato da più di 250 milioni di persone e quindi 7ima lingua più
diffusa al mondo.
Il più
noto esponente della lingua bengali è sicuramente Rabindranath Tagore (Premio
Nobel per la letteratura nel 1913 http://informazioniindiaenepal.blogspot.in/2017/02/breve-introduzione-allo-scrittore.html), uomo d’ampie vedute ma legato strettamente alle
proprie origini ed alla propria terra.
Architettonicamente
lo stile bengalese si distingue sia nella costruzione di moschee che di templi
induisti.
Lo stile
mussulmano sviluppatosi in Bengala prevede la costruzione di grandi moschee in
mattoni e terracotta, secondo il diffuso uso locale, che permettavano decorazioni
particolarmente elaborate.
I
migliori esempi si possono osservare nella città di Bagerhat in Bangladesh,
chiamata la Città delle Moschee e protetta dall’UNESCO, dove sorgono
addirittura più di 300 luoghi di culto islamici, costruiti in gran parte intorno
al XV-XVI secolo.
L’architettura
dei templi induisti bengalesi si può osservare più facilmente nel versante
indiano, la cui campagna è letteralmente costellata di antichi luoghi sacri,
che spesso ospitano templi di notevole valore artistico.
Lo
stile bengalese si distingue, come quello delle moschee, per l’uso di mattoni e
terracotta, che favorirono elaborate decorazioni, seppur, a causa del clima e
della deperibilità dei materiali, sono pochi gli esempi antichi sopravvissuti
al giorno d’oggi.
Più
facilmente apprezzabile è invece la struttura generale di questi templi, muniti
di originali e caratteristici tetti tondeggianti, divisi talvolta in più
sezioni, due o quattro, e più raramente addirittura otto, con la
sovrapposizione di due tetti da quattro.
Un
altro stile abbastanza diffuso e tipico del Bengala, chiamato deul, prevede invece i santuari formati
da una costruzione quadrata a un piano, con una torre che spunta dal centro,
con le versioni più elaborate che prevedono anche quattro torri più piccole
agli angoli, stile chiamato panchratna,
cinque torri (letteralmente gemme, ratna),
o addirittura otto torri, su due livelli, chiamato navratna, nove torri.
Ultima
curiosità architettonica, il termine bungalow deriva dalla lingua gujarati e
significa letteralmente bengalese, riferito alle costruzioni tipiche del
Bengala, munite di un solo piano ed un’ampia veranda.
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