Dopo aver affrontato l’aspetto pratico e ritualistico delle
cerimonie funebri indù (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/05/i-riti-funebri-dellinduismo.html),
proponiamo una breve panoramica di quelli che sono i campi crematori più attivi
del subcontinente indiano.

Il motivo principale è che i campi crematori sono i luoghi
preferiti dal dio Shiva e la dea Kali, divinità tantriche per eccellenza,
quindi, per i loro devoti, sono i posti dove è più facile entrare in loro
contatto, o più precisamente con le energie che questi rappresentano.
Inoltre, per coloro che seguono le pratiche più estreme,
come gli aghori (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/05/la-setta-tantrica-aghora.html),
che eseguono rituali dove si fa uso di ossa, teschi e cadaveri, i campi
crematori hanno anche la funzione pratica di permettergli di trovare gli “articoli”
a loro necessari.
Chiaramente questi rituali non sono molto comuni ed i rari
praticanti stanno ben attenti a farli al riparo da occhi indiscreti, ad esempio
effettuandoli di notte, ma già nel tardo pomeriggio nei pressi dei campi
crematori talvolta si possono incontrare strani personaggi vestiti di nero che
si aggirano tra le pire; e che magari aspettano qualche momento propizio per
bere un po’ di alcohol da un teschio.
Venenedo alla nostra breve carrellata, in questo post tratteremo
della città di Benares ed il ghat crematorio di Pashupatinath in Nepal, in un
post successivo di quello della città di Gaya, del paesino montano di Chamunda
Devi e del villaggio bengalese Tarapeeth.
Com’è piuttosto noto, la città sacra di Varanasi è per gli
indù il luogo ideale dove morire, essere cremati ed avere le proprie ceneri
sparse nel Gange.
Teoricamente tutti i sette chilometri di lungofiume
compresi tra i due piccoli affluenti, il Varuna a nord e l’Assi a sud (da cui
il nome Varanasi, per dettagli http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/05/i-nomi-di-varanasi.html),
sono considerati luoghi propizi per le cremazioni e vi sono evidenze storiche
che in passato avvenissero un po’ ovunque, mentre al giorno d’oggi sono
limitate a due zone, presso il Manikarnika Ghat e l’Harichandra Ghat.
Al Manikarnika, che è il più importante dei due, le
cremazioni avvengono pressoché costantemente, sia nella piccola area presso il
fiume, sia su delle terrazze costruite appositamente attorno alle torri di due
templi che invadono la zona.
La continua fuliggine delle pire ha ormai colorato di nero
gran parte degli edifici limitrofi, rendendo l’atmosfera alquanto lugubre,
quindi perfettamente in sintonia con ciò che rappresenta.
Allo stesso tempo si può anche apprezzare una vaga
tranquillità, se non altro in confronto ad altri ghat o i vicoli che si trovano
alle sue spalle, seppur nei periodi di maggior affluenza turistica,
specialmente alla mattina, siano presenti in zona numerose false guide talvolta
piuttosto insistenti e nella maggior parte dei casi inutili.
L’Harichandra Ghat è oggi meno frequentato, seppur pare che
sia un luogo più antico del Manikarnika come campo crematorio.
Qui le cremazioni non si susseguono proprio costantemente
anche se, nei momenti in cui il clima è particolarmente ostile, a Gennaio per
il freddo e Maggio-Giugno per il caldo, capita spesso vi siano anche 5-6 pire
accese.
Grazie alla collocazione in un’area leggermente più
spaziosa, l’atmosfera dell’Harichandra Ghat è più piacevole e tranquilla che al
Manikarnika, seppur la grande costruzione in metallo arruginito che ospita
l’utilissimo crematorio elettrico rovini leggermente l’aspetto estetico.
Crematorio elettrico che sembra stia piano-piano diventando
sempre più popolare per due importanti motivi: primo l’aspetto economico, visto
che costa circa un terzo delle spese per la pira di legno; secondo per motivi
ecologici, cioè un minor impatto sull’inquinamento del già disastrato Gange
(com’è purtroppo accettabile, in realtà in India il concetto di ecologia non è
molto diffuso, ma grazie alla sua sacralità, il Gange usufruisce di un occhio
di riguardo).
Dopo la città di Varanasi, probabilmente il campo
crematorio più frequentato è quello di Pashupatinath (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/07/il-tempio-di-pashupatinath.html), una grande area sacra al dio
Shiva come Signore, nath, degli animali, pashu, situata alla
periferia di Kathmandu, nei pressi dell’aereporto internazionale.
L’area adibita alle cremazioni, situata sulle rive di un
fiumiciattolo sacro che scorre dietro al sacrissimo tempio di Shiva
Pashupatinath, può essere facilmente divisa in due parti: la zona più
settentrionale proprio ai piedi del muro posteriore del tempio ed un’altra più
grande a sud, oltre i due ponticelli in pietra.
La zona nord è composta da un piccolo ghat (gradini per
accedere ai fiumi) riservato alle cremazioni degli appartenenti alla casta dei
bramini (sacerdoti) ed alle più importanti personalità nepalesi.
L’accesso a quest’area pare essere vietata alle caste
inferiori, tra cui gli stranieri, ma è possibile assistere agli elaborati
rituali sui grandi scaloni situati sulla riva opposta del fiume.
La zona sud per i comuni mortali è decisamente più ampia,
con i ghat che occupano circa una cinquantina di metri di scalini, e sui quali
sono situate 7-8 piattaforme per le cremazioni, di cui almeno 2-3 quasi sempre
in funzione.
Anche in questo caso è possibile assistere ai rituali dai
ghat della sponda opposta del piccolo fiume, oppure da una terrazza situata
quasi sopra alle cremazioni, oppure ancora mischiandosi con discrezione tra i
parenti dei defunti e gli addetti.
Al contrario di quanto succede nei ghat di Varanasi, dove
le fotografie sono proibite (o concesse solo pagando delle laute mazzette ai
responsabili delle cremazioni), a Pashupatinath non vi è nessuna restrizione di
sorta, anche se chiaramente si suppone venga utilizzato un minimo di tatto.
Questo è dovuto alla maggior tolleranza dei nepalesi ed
alla loro gentile natura, ma anche perché per accedere all’area di
Pashupatinath i turisti stranieri devono pagare un esoso biglietto d’ingresso,
quindi gli viene concessa una certa libertà.
Nessun commento:
Posta un commento