Nonostante (come abbiamo visto in un
precedente post http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/07/la-valle-di-kathmandu-geografia-e-storia.html) la lunga
storia della Valle di Kathmandu sia alquanto drammatica e travagliata, la notevole
varietà culturale ha influito positivamente sulla produzione artistica.

La posizione geografica, infatti, ne
ha fatto da sempre il crocevia tra queste due culture molto esuberanti:
l’induista dell’India a sud e quella buddista del Tibet a nord.
Quella nepalese, in particolare nella
Valle di Katmandu, risulta essere quindi un perfetto sincretismo delle due che
fungono da base ed ispirazione per una cultura particolarmente viva e
originale.
La frammentazione della valle, divisa
tra i piccoli regni delle tre città più importanti, Kathmandu, Patan e
Bakhtapur, fu sicuramente controproducente da numerosi punti di vista,
soprattutto quello politico, e terminò infatti con la sottomissione e
l’unificazione da parte di una dinastia proveniente da fuori, la città di
Gorkha a circa 80 chilometri a ovest.
Questa stessa frammentazione però si
rivelò un grande incentivo per l’arte, in quanto i regnanti delle tre città
della valle spesso trasferirono la loro rivalità nella costruzione di
meravigliosi templi e luoghi di culto, favorendo lo sviluppo di un attivo e
pregevole artigianato.
Nel frattempo i comuni nepalesi
purtroppo vivevano miseramente ed i finanziameni utilizzati per queste opere
d’arte sarebbero stati utilizzati meglio per migliorare la loro condizione,
però non si può non notare l’interessante soluzione di risolvere i conflitti
per la supremazia politica non solo sul campo di battaglia, ma anche a colpi di
martello e scalpello.
Fu così che le piazze dove si
affacciavano i palazzi reali (le famose Durbar Square), si riempirono
letteralmente di bellissimi templi che sembrano ancora oggi esibirsi
narcisisticamente nell’attirare lo sguardo ammirato dei passanti.
(Purtroppo il terremoto del 2015 ha
distrutto e danneggiato molti edifici storici che si spera che col tempo,
nonché lauti aiuti finanziari esteri, verrano lentamente ricostruiti)
I templi indù sono in genere ottimi
esempi dell’architettura e della scultura nepalese, mentre i monasteri buddisti
offrono i migliori esempi di pittura; per quanto riguarda invece la musica,
data la semplicità degli strumenti (caratteristico del Nepal è il sarangi, una
specie di rustico violino di legno a quattro corde) e delle musiche (sia quella
devozionale indù, sia quella buddista, ma anche la musica popolare), non ha
invece mai prodotto particolari opere o artisti, seppur la musica folk nepalese
sia in generale piuttosto piacevole http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/04/breve-cenno-alla-musica-folk-nepalese.html).
Venendo al dettaglio dell’architettura,
lo stile caratteristico dei templi nepalesi è quello a pagoda, tipico asiatico,
con la struttura principale, quadrata o rettangolare, in mattoni e i tetti in
legno costruiti gli uni sugli altri da un minimo di uno fino a ben 5.
Le travi dei tetti, essendo di
lavorabilissimo legno, sono sempre molto decorate, con sculture rappresentati
divinità e demoni sulle assi principali, ma spesso anche piccole scene erotiche,
talvolta al limite di una giocosa pornografia.
Meritano inoltre una citazione i
torana, pannelli di metallo (oro, bronzo e ottone) a forma di semicerchio
rovesciato, riccamente lavorati, che si trovano posizionati sopra le entrate
dei templi.
Da queste arti si è anche sviluppato
un fiorente artigianato con prodotti in ceramica, legno e metalli riccamente
decorati.
Se quindi le costruzioni che ospitano
le divinità sono così finemente decorate, altrettanta cura e maestria viene
riservata alla creazione delle divinità stesse: ci riferiamo alla scultura.
Caratteristica di tutti i templi indù
è quella di aver collocato, di fronte all’entrata, una figura che rappresenta
il veicolo della divinità custodita all’interno; si tratta, nella maggior parte
dei casi, del toro Nandi, davanti ai templi di Shiva; di Garuda (creatura metà
uomo, metà uccello) davanti ai templi di Vishnu; e di Apu il topo, davanti ai
templi dedicati a Ganesha.
Spesso davanti ai templi nepalesi sono
presenti più di una scultura rappresentante il veicolo della divinità e questo
permette di confrontare stili diversi: le statue di Garuda, in particolare,
sono molto varie e si passa dalle semplici sculture in pietra che lo
raffigurano come una creatura dalle sembianze umane, col naso leggermente
aquilino e le ali sulla schiena, inginocchiato con le mani giunte al petto, a
più elaborate sculture in metallo dove viene rappresentato molto più simile ad
un uccello, se non ad una specie di drago, ricordando le raffigurazioni
indonesiane di Bali o del sud-est asiatico.
Molte sculture di divinità sono così
importanti da un punto di vista religioso, che sono considerate in sé stesse
templi, senza che gli sia stata costruita attorno nessuna struttura
particolare: ottimi esempi sono i tre Vishnu dormienti, scolpiti magistralmente
durante l’era licchavi nel VII/VIII secolo, conservati uno a Budhanilkanta (il
più bello e sacro dei tre http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/03/vishnu-budhanilkantha.html),
uno nei giardini di Balaju (il più piccolo, meno sacro, ma forse più antico) ed
infine uno conservato dentro al Palazzo Reale di Kathmandu, ad uso della
famiglia reale.
Nella Durbar Square di Kathmandu si
può notare anche un grande e colorato bassorilievo dell’aspetto terrifico di
Shiva Bhairab, al quale i pellegrini porgono continuamente offerte; mentre a
sud della Valle, il sanguinoso “tempio” di Dakshinkali è costituito da un
bassorilievo protetto da un grande baldacchino d’oro.
La cultura buddista, da un punto di
vista architettonico e scultoreo, offre invece esempi più sobri, con i grandi stupa
circolari o i piccoli chorten (santuari quadrati, sormontati da piccoli stupa),
ma trova la sua massima espressione nella pittura, sia all’esterno che
all’interno dei coloratissimi monasteri.
I monasteri buddisti, detti gompa,
concentrati in alcune aree ma riscontrabili un po’ ovunque, oltre ad essere
anche loro ospitati in decorate costruzioni, offrono il meglio di sé nella
pittura delle pareti interne, dove viene rappresentata la multicolore mitologia
buddista.
Il miglior esempio è a Patan, dove,
tra i vicoli a nord della Durbar Square, si trova il cosiddetto Tempio d’Oro,
probabilmente il monastero buddista più bello e interessante della valle; non
molto grande, ma ricco di dettagli, sia nel cortile che negli ambienti interni,
offre una atmosfera intensamente tibetana.
Altra caratteristica della pittura
buddisto-tibetana è la creazione di coloratissimi mandala (diagrammi
rappresentanti il cosmo secondo la dottrina buddista) sia su muri, che su
stoffe e tele; i famosi thangka, ad esempio, sono delle striscie di stoffa dove
vengono dipinti, o ricamati, elaborati disegni o scritte, e quindi appesi ai
muri
L’attiva partecipazione popolare alla
vita religiosa della Valle di Kathmandu, è quindi rappresentata dai numerosi
templi e luoghi di culto, che ne costellano letteralmente tutto il territorio,
ma un’altro aspetto molto importante sono le festività, che a loro volta
costellano letteralmente il calendario nepalese.
Le tre Durbar Square principali (Kathmandu,
Patan e Bakhtapur), piene come sono di templi dedicati a diverse divinità, fungono
spesso da fulcro di feste che durano anche dieci-quindici giorni, durante le
quali vengono eseguiti numerosi rituali (non ultimi sacrifici animali), per
placare le ire, o favorirsi le grazie, della divinità di turno.
La festività più importante del Nepal
è sicuramente Dasain (o Durga Pooja), che cade generalmente in Ottobre, e
durante la quale i templi dedicati alle divinità terrifiche femminili,
principalmente Durga e Kali o loro rappresentazioni, vengono letteralmente
lavati dal sangue dei sacrifici di polli, montoni e bufali.
La più spettacolare, e meno macabra,
manifestazione religiosa è forse quella di Patan dedicata a Rato Machendranath,
e durante la quale la statua della divinità viene portata in processione su di
un pericolante carro di legno, a forma di tempio, alto circa 20 metri.
Oltre all’entusiasmo trainante della
folla, bisogna notare la fatica immane dei portatori e le difficoltà tecniche
di tale operazione, che avviene tra stretti vicoli intasati di gente e di pericolosi
fili elettrici; senza contare che eventuali incidenti al carro di Machendranath
sono visti come terribili segni di cattivo presagio.
Anche a Bakhtapur vi è una festa dei
carri particolarmente movimentata, ma date le caratteristiche della città, molto
meno claustrofobica di Patan, ed all’accorgimento di costruire delle specie di
rotaie sulle quali far scorrere i carri, i festeggiamenti risultano leggermente
più ordinati ed in genere esenti da incidenti.
Da notare come queste ultime festività
sono in onore di divinità venerate sia dagli indù che dai buddisti, per cui
entrambe le comunità partecipano assieme gioiose.
Stesso discorso vale per il Capodanno,
festeggiato in Nepal per ben tre volte: l’ateo, ma allegro Capodanno
“occidentale” del 31 di Dicembre; il coloratissimo Capodanno buddista, chiamato
Lohar, durante la prima luna nuova di Febbraio; nonché il Capodanno induista
compreso tra i lunghissimi festeggiamenti di Diwali a Ottobre-Novembre.
Durante i (rari) giorni in cui non ci
sono feste, i luoghi principali di culto della Valle di Kathmandu, e forse
dell’intero Nepal, sono Pashupatinath per l’induismo e Bodhnath per il
buddismo.
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