
La sua notorietà è dovuta al fatto che qui il primo
maharajà di Varanasi, Balwant Singh (1711-1770), fece costruire, nel 1750, il
forte che divenne la residenza della famiglia reale.
Seppur la dinastia abbia ormai perso, oltre ad ogni
prestigio, gran parte delle ricchezze, ancora oggi l’erede principale, chiamato
Kashi Naresh (Re di Kashi, dall’antico nome di Varanasi http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/05/i-nomi-di-varanasi.html),
gode di una notevole stima da parte degli abitanti della città, grazie a
piccoli ruoli che svolge come custode di antiche tradizioni religiose.
In particolare il Maharajà di Varanasi si occupa
dell’organizzazione della famosa Ramlila di Ramnagar, una popolare
rappresentazione teatrale e folkloristica dei principali avvenimenti della vita
del dio Rama, che si svolge per circa un mese tra le vie della cittadina, in
mezzo ad ali di folla curiosa e festante.
Rispetto a molti dei più grandi e famosi forti indiani,
come ad esempio quelli del Rajasthan (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/03/forti-del-rajasthan-i-parte.html)
il Forte di Ramnagar è piuttosto modesto, ma grazie alla posizione quasi a
picco sulle sponde del fiume Gange offre degli ottimi panorami sia verso la
lussureggiante vegetazione a sud, che la non lontana città di Varanasi a nord
(purtroppo però, da questo lato, il paesaggio è deturpato dalla presenza di un
grande ponte in costruzione da molto tempo).
All’interno, superato un alto portale (tale da poter
permettere il passaggio di elefanti, da sempre in India simbolo di nobiltà), si
trova un ampio giardino dove sono ubicati i due piccoli botteghini dove acquistare
il biglietto per accedere alle aree adibite alle visite turistiche.
Una parte del forte è infatti vietata al pubblico in quanto
è abitata ancora oggi dai discendenti della famiglia reale.
La Ramlila di Ramnagar venne inaugurata nel 1830 dal
Maharajà Udit Narayan Singh, con l’aiuto di alcune importanti famiglie di
bramini della zona.
La durata totale della rappresentazione è di 30 giorni e
termina per tradizione il giorno di Dashami, già parte dei festeggiamenti di
Diwali (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/03/la-festa-diwali.html)
che cade solitamente durante il mese gregoriano di Ottobre e che, non per caso,
rappresenta il giorno in cui vengono bruciate le effigi del demone Ravana,
sconfitto ed ucciso da Rama.
Il testo dell’opera è tratto dal Ram Charit Manas (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/06/il-poema-epico-ramcharitmanas.html),
poema epico scritto dal santo-poeta Tulsidas, in lingua awadhi, uno degli
antichi dialetti dal quale si formò l’hindi, ancora oggi piuttosto diffuso
nelle regioni a nord-est di quest’area, nonché lingua madre per circa 40
milioni di persone.
Escludendo chiaramente i periodi del Ramlila, Ramnagar è una
cittadina piuttosto tranquilla, almeno rispetto alla ben più caotica Varanasi,
e merita sicuramente una visita proprio per staccare leggermente dall’atmosfera
cittadina.
Oltre al forte, per assaporare anche un vago tocco
bucolico, si può visitare il non lontano tempio di Sumeri Devi, che propone
alcuni interessanti spunti religiosi ed artistici.
Innanzitutto la posizione a particolarmente piacevole, nei
pressi di una gigantesca vasca in mattoni, al confine con i verdeggianti campi
circostanti.
Dentro ad un giardino verdeggiante si trova il tempio,
dedicato a Sumeri Devi, una forma della dea Durga, con un’alta torre
piramidale, costruito su una piattaforma rialzata alla quale si accede grazie a
due piccole rampe di scale ai lati.
Terminato intorno al 1770 grazie al Maharajà Chet Singh già
noto benefattore della città ed in onore del quale è dedicato un ghat da lui
finanziato, dal punto di vista artistico offre degli splendidi bassorilievi che
circondano l’esterno della torre.
Divisi in file di pannelli con ordine crescente verso
l’alto, questi bassorilievi rappresentano semplici lezioni di filosofia indù: partendo
dal basso le prime due file raffigurano elefanti e leoni, poi vi sono due file
di divinità e scene ad esse correlate, infine nell’ultima fila sono presenti
dei saggi circondati da ninfe celesti, a rappresentare l’unione tra la bellezza
fisica e la giustizia morale.
Davanti alla porta della stanza dove è custodita l’immagine
di Durga, è collocata la bellissima scultura di un leone, veicolo della
divinità.
L’ingresso del sancta
sanctorum è bloccato da una struttura di metallo sopra alla quale i fedeli
porgono le loro offerte (soprattutto fiori, incensi e canfora) e l’interno è
sempre molto buio; oltre alla statua di Durga al centro, che in qualche modo si
può intravvedere, vi sono altre due statue che ritraggono Krishna e Shiva.
La loro presenza si può intuire molto più facilmente dalle
sculture dei loro veicoli che sono posizionate di fronte ai muri laterali del
tempio.
Facendo il giro in senso orario, sulla sinistra si nota una
splendida statua di Garuda, creatura metà uomo e metà uccello, inginocchiato in
posizione devozionale, e rappresenta il veicolo di Vishnu, che nel tempio è a
sua volta rappresentato da Krishna (ottava incarnazione di Vishnu).
Continuando il giro esterno della piattaforma del tempio, si
incontra una terza scultura che rappresenta Nandi, il toro veicolo di Shiva.
Seppur in scala leggermente ridotta, la naturalezza della
posa e la cura dei dettagli danno alla scultura un notevole senso realistico.
Il toro è raffigurato con la testa girata da un lato (e non
dritto come avviene di solito) per evitare il contatto diretto con l’amore di
Shiva che sarebbe troppo grande per lui da sopportare.
Questa posizione fa sì che girando l’angolo in senso
orario, il muso dell’animale sia rivolto in quella direzione, dando quasi
l’idea che stia aspettando i visitatori.
Scesi dalla piattaforma e riprese le scarpe, che vanno
lasciate prima della rampa di scale, si può raggiungere l’angolo a sinistra del
muro che delimita il giardino del tempio, per andare a salutare una divinità
molto “rara” ed alquanto insolita.
Rappresentazione terrifica di Kali, Chinnamasta è
raffigurata come una ragazza di sedici anni, nuda, che tiene in mano la sua stessa
testa che si è appena tagliata con un colpo di spada, che regge nell’altra mano.
Dal collo escono tre zampilli di sangue di cui quello centrale viene bevuto
dalla testa della divinità, mentre i due laterali finiscono nella bocca di due
giovani attendenti anch’esse nude. A completare il quadro, ai piedi di
Chinnamasta vi è un coppia sdraiata su un grosso loto bianco in posizione
amorosa con la donna sopra.
Dato quindi l’aspetto scioccante e l’effettiva difficoltà
artistica nel rappresentare una scena del genere, non sono molti i templi a lei
dedicati e questa piccola costruzione ospita una scultura in marmo bianco molto
ben eseguita.
Purtroppo il cancelletto del tempio è quasi sempre chiuso e
l’interno buio, quindi, anche avvicinandosi alle inferiate, è difficile
riuscire a vedere la scultura in tutti i suoi dettagli; verrebbe quasi da consigliare
di portarsi una torcia.
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