
Nonostante al giorno d’oggi si trovi in una zona lontana
dai maggiori circuiti turistici e dai più importanti aereoporti internazionali,
grazie al lungo, ricco e tumultuoso passato, il Gujarat è dotato di alcune
caratteristiche peculiari ed ospita numerosi siti di notevole interesse.
In particolare, nonostante solo il 13% dei gujarati
pratichino il jainismo, l’influenza di questa religione sulla cultura del
Gujarat è notevole e fonte di alcune delle sue più originali caratteristiche.
Altra gradita particolarità del Gujarat riguarda la cucina,
decisamente tipica e diversa dal resto del subcontinente indiano, proprio per
l’influenza del jainismo da cui deriva uno scarso utilizzo (se non la totale
assenza) di spezie, aglio e cipolla, ed il tassativo divieto di consumare
carne, pesce e uova.
Questo chiaramente, nell’arco dei secoli, ha positivamente costretto
i cuochi gujarati ad essere più creativi con i semplici ingredienti a loro disposizione,
proponendo numerose pietanze davvero originali.
Un’altra caratteristica che rende il Gujarat una meta piacevole
anche dal punto di vista gastronomico è l’ancora apprezzatissima antica
tradizione di servire i thali (set completi di riso, pane, brodo di
lenticchie e varie verdure) rimboccando continuamente i piatti dei clienti fino
alla loro completa sazietà.
Questo sistema, fino a qualche decennio fa diffuso in tutto
il subcontinente, oggigiorno è purtroppo caduto in disuso ed i thali prevedono
solitamente un numero fisso di portate e di pane, e si può ottenere un’aggiunta
extra solo di riso o brodo di lenticchie, ma riguardo alle verdure, per
ottenerne un’eventuale ciotola in più, bisogna affidarsi alla magnanimità di
cuochi e camerieri.
In Gujarat invece, soprattutto nei ristoranti specializzati
solo in ricchissimi thali, non si fa in tempo a sedersi che si viene assaliti
da un turbinio di camerieri che girano tra i tavoli con pile di chapati, pentoloni
di riso, brocche di dal (brodo di lenticchie), ciotole di verdure e
caraffe d’acqua, con cui riempire in continuazione piatti, coppini e bicchieri.
Di solito la prassi prevede dei primi ampi giri di
sostanzioso pane e varie verdure, per finire con montagne di riso e brodo di
lenticchie.
Purtroppo, un’altra caratteristica “gastronomica” del
Gujarat, che dipende anche da principi jaina, è l’essere considerato legalmente
uno stato “dry”, dove quindi la produzione, la vendita, il consumo e perfino la
detenzione di bevande alcoliche è punibile dalla legge.
In particolare questa tradizione venne inaugurata nel 1960,
con la creazione dello stato del Gujarat, in onore del Mahatma Gandhi, il
quale, seguendo principi indù e jaina, non vedeva di buon occhio il consumo di
alcohol.
Ovviamente comunque, l’inutile proibizionismo ha portato ad
una discreta proliferazione del mercato nero, dove circolano bevande alcoliche
di dubbissima provenienza, che talvolta causano delle vere e proprie stragi: nel
non lontano 2009 morirono ben 136 persone.
Curiosa è la legge che riguarda gli stranieri, i quali possono
bere alcolici, venduti solo in 2-3 alberghi di lusso della capitale Ahmedabad,
previo ottenimento di uno speciale permesso, rilasciato da un ufficio preposto,
ma spesso ottenibile anche più facilmente tramite le rivendite.
Economicamente, il Gujarat oggigiorno è uno degli stati più
dinamici dell’India, grazie all’essere stato governato a lungo dall’attivo
Narendra Modi, attualmente Primo Ministro del paese.
In realtà, contrariamente alle pompose dichiarazioni di
Modi, secondo le statistiche il recente sviluppo del Gujarat rientra nella
media degli altri stati indiani emergenti, ma bisogna riconoscere al Primo
Ministro l’aver creato un’atmosfera politico-economica che ha favorito gli
investimenti di grandi gruppi industriali, nonché di aver fatto uscire lo stato
dalla profonda depressione in cui si trovava.
Un’altra importante risorsa economica sono le rimesse degli
emigrati, in passato molto numerosi proprio per sfuggire alla povertà in cui
erano nati, che si sono stabiliti principalmente negli Stati Uniti e in
Inghilterra.
Infine, come curiosità, i mercanti del Gujarat, dagli inizi
del XIX secolo, sono tra i più attivi nel campo dei diamanti, di cui l’India è
stata in passato una grande produttrice, tanto che si stima che più del 90% dei
diamanti al mondo venga tagliato a Surat, grande città gujarati.
Per quanto riguarda i luoghi di maggior interesse, il
Gujarat può offrire una discreta gamma di originali attrazioni, tra cui
descriveremo brevemente: l’antica capitale Ahmedabad, le città di Palitana,
Junagadh e Dwarka, il Deserto del Kutchh e l’Isola di Diu.
Ahmedabad è una grande città con una popolazione superiore
ai 6 milioni di abitanti, situata sulle sponde del fiume Sabarmati.
La caratteristica principale della città, oltre purtroppo
al traffico ed all’inquinamento, aggravato anche dall’aridità del terreno su
cui è stata costruita, è la presenza di alcune meravigliose moschee, a
testimonianza, oltre al nome, del lungo passato sotto regnanti mussulmani.
Altro luogo molto visitato è il Sabarmati Ashram, situato
sulle sponde dell’omonimo fiume, che fu il quartier generale di Gandhi durante
la lotta per l’indipendenza ed ospita quindi un piccolo museo a lui dedicato.
La cittadina di Palitana sorge nei pressi della collina Shatrunjaya
considerata un luogo particolarmente sacro dai fedeli jaina.
Grazie a questo, sulla sua cima, divisa in due piccole
vette e raggiungibile con una lunghissima scalinata di circa tre mila gradini,
si trova un complesso di templi, che seppur poco conosciuti, possono essere
considerati tra i più meravigliosi templi di tutto il subcontinente (che, com’è
noto, non manca di certo di pregevolissimi esempi di architettura religiosa).
La città di Junagadh possiede un passato tanto ricco e
interessante, che infatti in passato le abbiamo dedicato un post specifico, al
quale rimandiamo per ulteriori dettagli (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/02/junagadh.html).
Sinteticamente, i luoghi più interessanti sono:
l’antichissimo e travagliato forte; le originalissime tombe dei nababbi che
regnarono a lungo sul Gujarat da questa città; le iscrizioni dell’imperatore
buddista Ashoka, databili al II secolo a.C., importanti da un punto di vista
storico, religioso e linguistico; la collina di Girnar, sacra per indù, jaina e
mussulmani; e la vicina Sasar Gir Forest, un piccolo parco naturale dove vivono
nientemeno che gli ultimi esemplari selvatici di leone asiatico (al Maggio 2005
presente con 523 individui).
Anche della città di Dwarka abbiamo già discusso in un
precedente post (http://informazioniindiaenepal.blogspot.it/2016/05/il-pellegrinaggio-char-dham.html)
dedicato al pellegrinaggio del Char Dham e del quale fa parte insieme a Badrinath,
Puri e Rameswaram.
Nonostante la sacralità, a causa della posizione remota,
sulla punta più occidentale della penisola del Kathiawar, Dwarka è una meta
piuttosto inusuale anche tra i pellegrini indù, seppur l’antico e magnifico
tempio di Dwarkadeesh, dedicato al dio Krishna, goda di una notevole importanza
religiosa, oltre che storica ed artistica.
Il Deserto del Kutch occupa una grande area di stagionali
paludi salate che si estende fino, ed oltre, il confine con il Pakistan.
La città principale è Bhurj, purtroppo danneggiata
gravemente dal terremoto del 2002, ma che ancora conserva un carattere del
tutto particolare.
Oltre all’originale architettura dei suoi piccoli centri
abitati, l’area del Kutch è nota per la vasta produzione di artigianato, che produce
numerosi oggetti, come coloratissimi suppellettili, tessuti, vestiti ed
accessori vari.
Dati clima e la conformazione geografica decisamente peculiari,
il Deserto del Kutch ospita alcune particolari specie di flora e fauna; tra i
mammiferi si segnala il non comune onagro od emione (nomi comuni in italiano
per l’asino selvatico asiatico (equus hemionus), mentre tra gli uccelli
il florican minore (sypheotides indica) e l’ubara (chlamydotis
undulata).
L’Isola di Diu, non molto lontano dalla terraferma, a cui è
collegata da due ponti, politicamente non fa parte del Gujarat, bensì del
Territorio di Daman e Diu, con Daman che consiste in una piccola enclave nello
stato del Maharashtra.
Grazie a qualche discreta spiaggia, all’atmosfera
rilassata, alla presenza di alcune originali chiese, ma, soprattutto, a leggi
particolarmente permissive (retaggio portoghese) in materia di alcolici, Diu è
una piacevole località balneare, anche se talvolta la presenza di ricchi
indiani ubriachi provenienti dalle città vicine e da Mumbai, può essere
alquanto fastidiosa.
Oltre al consumo di alcohol, il retaggio portoghese ha
influito anche nella cucina, che contrariamente al generalmente vegetariano
Gujarat, propone piatti a base di carne, uova e soprattutto pesce, pescato abbondantemente
nelle acque circostanti.
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