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La Jama Masjid di Old Delhi |
Con una popolazione di circa 16,3 milioni di abitanti, Delhi
è la seconda città più popolosa dell’India, mentre l’area urbana, con una
popolazione stimata di circa 25 milioni, è la terza più grande al mondo.
Questo sovrappopolamento, unito alle ancora limitate
risorse finanziarie, è causa di numerosi problemi, su tutti il traffico e
l’inquinamento, tanto che Delhi viene considerata, secondo certe stime, la
città più inquinata del pianeta.
Per questi motivi, agli occhi dei visitatori stranieri, Delhi
rappresenta una semplice tappa forzata per la presenza del grande aeroporto
internazionale Indira Gandhi, ma cercano di trascorrervi meno tempo possibile.
In realtà, grazie ad un lungo ed illustre passato, la città
avrebbe molto da offrire, con numerosi siti di notevole importanza storico ed
artistica.
Purtroppo, oltre ai già citati traffico ed inquinamento,
anche le distanze non aiutano a rendere la visita di questi luoghi molto comoda,
ma se si ha tempo, qualche soldo da spendere ed un minimo di intraprendenza,
trascorrere alcune giornate a scorrazzare nel traffico indiano a bordo di un
autorisciò potrebbe rivelarsi una simpatica ed interessante esperienza.
Per evitare un lungo e noioso elenco (e non è detto che ci
siamo riusciti), abbiamo diviso l’articolo in tre post: in questa prima parte
descriviamo l’area di Old Delhi, dove sono concentrati un buon numero di luoghi
di un certo interesse, nelle due parti successive accenneremo invece ai siti sparsi in
giro per la città.
Precisamente: il Rajpath, il complesso del Qutab Minar, la Tomba di
Humayum ed il Lakshmi Narayan Temple.
Durante i secoli, nell’area attualmente occupata dal
Territorio di Delhi, vennero fondate numerose città, di cui l’ultima in ordine
di tempo è stata New Delhi, costruita dagli inglesi e dichiarata capitale nel
12 Dicembre 1911.
Della maggior parte delle più antiche non è rimasta che
qualche traccia, in particolare le mura di vecchi forti, mentre si sono
conservati piuttosto bene la struttura generale e molti monumenti della penultima,
fondata nel 1639, chiamata inizialmente Shahjahanabad, dal nome del fondatore,
l’imperatore moghul Shahjahan (già noto per aver fatto costruire il famoso Taj
Mahal), e successivamente ridenominata in un più pronunciabile Old Delhi.
La forma di quest’area è grossomodo quella di un quarto di
cerchio con fulcro il grande Red Fort e delimitata da mura ormai scomparse, che
originariamente possedevano ben 14 porte, di cui molte si sono conservate fino
ad oggi.
Di fronte all’entrata principale del forte si diparte Chandini
Chowk, la cosiddetta via dell’argento, dove, oltre ai tradizionali negozi di
gioielleria, si trovano alcuni interessanti luoghi di culto, tra cui la
gigantesca Jama Masjid, la Moschea del Venerdì, situata nei paraggi.
Il Red Fort deve il suo nome all’arenaria rossa, materiale
utilizzato sia per le mura che per gli edifici principali.
Costruito nel 1648 dal già citato imperatore Shahjahan
ed adibito a residenza imperiale fino al 1857, rappresenta uno dei massimi
esempi dell’architettura moghul ed è giustamente inserito tra i siti protetti
dall’UNESCO.
Tra i vari edifici che compongono il vasto complesso, che
ospita anche splendidi giardini in stile moghul, merita una citazione il
Diwan-i-Khas, la Sala delle Udienze Private, dove, fino al 1739, era conservato
il famoso Trono del Pavone, in oro massiccio, adornato da pietre preziose,
quali il noto diamante Koh-i-Noor, che rappresentava uno dei due occhi del
pavone.
Uscendo dal forte ed attraversata una grande e
trafficatissima strada, inizia Chandini Chowk la “via imperiale”, storicamente
gremita di negozi di gioielli per la ricca clientela che si recava alla corte
degli imperatori.
Oggigiorno in realtà sembra una delle tante caotiche strade
indiane, ma con un po’ d’attenzione è possibile trovare qualche traccia del suo
interessante passato.
Ad esempio, proprio all’inizio della via, sull’angolo
sinistro, si trova un importante tempio jaina, considerato il più antico di
questa religione a Delhi.
Durante la costruzione della città, l’imperatore Shahjahan
invitò numerosi mercanti jaina a stabilirsi nell’area e dopo alcuni anni, nel
1656, venne fondato il Sri Digambar Jaina Lal Mandir, nome altisonante ma che
indica semplicemente la setta, digambar, ed il colore rosso del tempio, lal,
e grazie alla prominenza sugli altri luoghi di culto jaina della città viene
chiamato semplicemente Jaina Temple.
Al primo piano della costruzione principale si trova una
grande stanza letteralmente scintillante grazie alle numerose decorazioni
dorate, specchi, candele, lumini, e dove sono conservate le immagini di alcuni
dei 24 tirthankar, profeti jaina.
Nel complesso del tempio è presente un insolito ospedale
per uccelli, a testimoniare la nota pietà jaina, ma che purtroppo non sembra
visitabile da semplici curiosi.
In generale, grazie alla piacevole e raccolta atmosfera, il
tempio ed il suo curato giardino rappresentano una vera e propria oasi,
considerando il traffico caotico che regna appena fuori dal suo cancello.
Proseguendo la via, si incontrano in rapida successione un
tempio indù, un gurudwara sikh ed una piccola moschea, mentre, all’estremità
opposta rispetto al forte, si trova la Fatehpuri Masjid, moschea fatta
costruire da una delle mogli dell’imperatore nel 1650.
Ma il luogo più caratteristico di quest’area è la
gigantesca Jama Masjid, la moschea del Venerdì, la più grande dell’India.
Costruita principalmente in arenaria, materiale ampiamente
usato per la costruzione di tutta Old Delhi, è formata da una grande spiazzo
quadrato, delimitato per tre lati da un lungo porticato, mentre, in direzione
de La Mecca, si trova il mihrab, sormontato da tre grandi cupole in
marmo; altra caratteristica molto evidente sono i due minareti alti circa 40
metri.
Su quello di sinistra è anche possibile accedervi, tramite
una stretta scala a chiocciola ricavata al suo interno, e dalla sua cima si
gode di una stupenda vista sulla città.
Purtroppo, per motivi i sicurezza legati al terrorismo e
talvolta anche legati alla struttura stessa, non sempre è aperta al pubblico;
nel caso vale sicuramente la pena arrampicarsi fin lassù.
Il biglietto per l’accesso al minareto, che si acquista
comodamente in un baracchino presso l’entrata, ha un prezzo piuttosto
contenuto, considerando anche che l’ingresso alla moschea, vietato solo durante
i momenti di preghiera, è gratuito e bisogna solo lasciare qualche spicciolo, o
poco più, ai signori che si occupano delle scarpe, che chiaramente si lasciano all’esterno.
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